"In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…."(A. de Saint.exupéry)
Allora lui, in un tardo e zuppo d'umido pomeriggio, mi domanda: "da quanto tempo è che non la vedi?"
Così a me si fa vacuo lo sguardo all'istante, lentamente inchiodo le pupille sulla condensa del parabrezza, sul rosso del semaforo, su una ringhiera, un segnale stradale, sull'asfalto asfaltato scatramato che la roba che ci si fa l'asfalto ci si fanno le sigarette, che schifo, bisognerebbe smettere prima ch'io ci muoia, che da parte di mamma ci sono i mali brutti, da papà le cardiopatie
E' ancora rosso il semaforo che io ho già risposto meccanicamente, come se il mio copione comparisse per sortilegio sul cruscotto, sulla parete di un pub o nel cielo, ogni volta che mi si domanda qualche cosa che riguardi lei. Parlo, ma penso al catrame delle sigarette, alle malattie, al buco dell'ozono, gli astronauti, ghandi e il bianconiglio, in piena, ipnotica - ma perfettamente orchestrata - crisi dissociativa.
Un pò mi solleva, ogni tanto mi secca, la sua mancanza di curiosità nei riguardi delle mie vicende. Non c'è morbosità nelle sue domande, non vuole sapere tutto.
Mi domando se si tratti di incuranza.. oppure di una più elevata forma di rispetto, una concessione maggiore di spazi e di tempi, resa possibile magari dalla differenza d'età tra noi?
Non indaghi perchè tanto cosa te ne fai?
Oppure non indaghi perchè avremo tutto il tempo di raccontarci senza passare per lo step delle Frequent Asked Questions, un brunch un lunch un coffee break, che sa tanto di chat.
Piuttosto..
..congratulazioni per il tuo primo utilizzo di skype.
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