Riemergevo incredula da un bel sogno.
Il problema è che parlo con migliaia di persone l'anno,
30mila solo in estate, non c'è memoria che regga.
Ma niente paura, sono abituata a convivere col sentimento intermittente del "ce l'ho sulla punta della lingua". Prima o poi - mi son detta - ricondurrò la sensazione ad un nome, o quantomeno ad una situazione vissuta davvero.
Macché, nulla. L'intera giornata mi è parsa come la lunga attesa di un ospite. Una specie di appuntamento lontano. Mi tornano in mente stazioni tirreniche al sole/dove passano i treni/direttissimi altrove. Sapete, le fughe di casa, la confusione di essere appena maggiorenni in un mondo che comincia esattamente dove finisce il tuo minuscolo luogo di residenza.
Mi piaceva pensare nelle sale d'attesa delle stazioni, cambiare vagone, far finta di non essere timida.
Nel miscuglio di anime, trovarne una che si dimostrasse amica e disposta a scambiarsi due coccole, schivando sensi di colpa, ignorando precetti scolastico/religiosi, soltanto sentendo.
Questa sensazione ho sognato. Mi ricordo solo due occhi azzurri e un viso che devo pur averlo visto da qualche parte.
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